Recensione – Cinghie a tracolla rapide

Anche a voi è capitato di trovare fastidiosa la cinghia in dotazione con la vostra reflex?
Di per sè non ha nulla che non va, ma è il modo di indossarla che io trovo fastidioso, non riesco proprio a tenere al collo la macchina; posso resistere qualche minuto, ma camminare a lungo con il peso di macchina+obiettivo (e magari anche flash esterno!) al collo è una tortura.
La mia soluzione per ridurre il fastidio del peso, finora, è sempre stata quella di tenere la cinghia più allungata in modo da poterla mettere a tracolla mentre cammino, con la macchina che appoggia sul mio fianco sotto l’ascella, per poi sfilarla nel momento in cui devo scattare.
E’ un buona soluzione per evitare fastidi e dolori al collo, ma mi costringe a continui su-e-giù, togli-e-metti… perchè non riesco a tenerla a tracolla mentre scatto: la cinghia non scorre agevolmente attorno al corpo, specialmente quando indosso giacche o giubbotti, quindi alla fine sono costretto a toglierla, tenere la macchina in mano, fare le mie foto e poi rimettermela a tracolla quando riprendo a camminare.

Per risolvere anche il problema del togli/metti, qualche giorno fa decido di comprare una cinghia a tracolla rapida, di quelle con l’attacco che si avvita sotto al corpo macchina, nel foro che normalmente si usa per attaccare la piastra del cavalletto. Queste cinghie sono concepite proprio per permettere al corpo macchina di scorrere sulla cinghia stessa, cosi da poter portare facilmente la macchina davanti al viso per inquadrare e scattare.

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Non contento, poichè avevo in mente di fare questa recensione, decido di comprare due modelli diversi, di due marche diverse, ovvero:

  • SODIAL (costo 8 euro circa su Amazon)
  • Case Logic DCS-101 (costo 18 euro circa su Amazon)

 

Inizio col raccontarvi della SODIAL.
Nonostante il prezzo super contenuto non le manca proprio nulla: imbottitura sulla parte di cinghia che si posiziona sulla spalla, moschettone in metallo e attacco al corpo macchina che permette di avvitare la piastra del mio cavalletto senza dover togliere nulla (bella comodità… anche se non uso il cavalletto così spesso).
Purtroppo però, basso costo significa spesso anche bassa qualità, cosi quando mi accingo ad avvitare la piastra della cinghia alla mia macchina, una rondella si stacca dal perno.

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Fortunatamente questa rondella (1) non è un pezzo fondamentale, serve a fare in modo che il perno filettato (2) non si sfili dalla piastra (3), la sua assenza non pregiudica montaggio e utilizzo, quindi procedo avvitando anche la piastra del mio cavalletto (4).

Indosso il tutto e devo dire che la differenza è notevole: sembra tutto più leggero.
La piastra della cinghia ha volutamente la possibilità di ruotare, nei primi minuti di utilizzo ho avuto la sensazione che il tutto fosse troppo ballerino e poco sicuro, ma dopo un po’ ci si abitua.

Ho regolato la cinghia per avere la macchina più o meno all’altezza della tasca dei pantaloni, cosi col braccio disteso posso comunque tenere una mano appoggiata alla macchina, ma senza alcuna fatica. Moschettone e piastra metallici generano qualche rumorino mentre si cammina: non c’è in realtà alcun problema, ma devo ammettere che questi suoni mi hanno po’ disturbato, dandomi la sensazione che in qualche modo l’attacco non fosse sicuro e potesse svitarsi da solo.

Ho provato il tutto in un’uscita fotografica in cui avevo addosso anche zaino e sacca porta-treppiede, quindi ulteriori cinghie sulle spalle, ma non ho avuto difficoltà.

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Con zaino e borsa per treppiede

Portando la macchina davanti al viso per inquadrare (A), quest’ultima scorre agevolmente lungo la cinghia, mentre la cinghia resta immobile attaccata al mio corpo (B), nessun inciampo… davvero comodo!

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Nessuna difficoltà nel portare la macchina davanti al viso

 

Qualche giorno dopo ho provato la Case Logic DCS-101.
A differenza della Sodial, non ci sono moschettone+perno+piastra ma un anello in plastica, molto robusta ma pur sempre plastica, a cui è direttamente attaccato il perno da avvitare alla macchina.

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Il perno della Case Logic, con anello in plastica per la cinghia

Sottolineo il fatto che è in plastica perchè, pensandoci bene, appesi a quell’anello potrei avere svariate migliaia di euro di attrezzatura, sommando corpo macchina, obiettivo e magari anche il flash esterno.

Niente piastra significa nessuna possibilità di avvitarci sopra quella del cavalletto: se dovessi usare il treppiedi sarò costretto a togliere completamente la cinghia.

Il montaggio è semplicissimo: basta avvitare il perno nel foro sotto il corpo macchina, stringere bene e poi serrare la “rotella esterna”: questa farà si che l’anello possa muoversi liberamente senza il rischio che il perno metallico si sviti, facendo cadere la macchina.

Anche in questo modello l’imbottitura è buona, la cinghia si regola e si indossa facilmente e non fa sentire il peso di macchina+obiettivo. Quando porto la macchina davanti al viso per inquadrare tutto scorre agevolmente lungo la cinghia, ma non sempre la stessa rimane ferma attorno al mio corpo: ogni tanto mi ritrovo con l’imbottitura dietro alla schiena anzichè sulla spalla. L’altra vera differenza che noto, rispetto alla Sodial, è che l’assenza di piastre e moschettoni rende tutto più silenzioso: niente suono di parti metalliche che si toccano. Personalmente è un aspetto che ho apprezzato.

 

Conclusioni

A prescindere dai pro e contro di questi due modelli e di altri disponibili sul mercato, mi sento di poter esclamare “ma perchè non ho comprato questo tipo di cinghia primaaaa!!!!”

I due modelli di questo test sono entrambi validi, l’unica vera differenza che ho notato è che la Sodial permette di agganciare la piastra del treppiede, cosa non possibile con la Case Logic, se si aggiunge anche un prezzo assolutamente imbattibile, alla fine esce vincitrice la Sodial.

 

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