Onironautica – la mostra personale di Nello Taietti

Onironautica si articola in una mostra fotografica e in una rappresentazione teatrale, il cui fil rouge è il sogno lucido, ossia quello stato in cui il soggetto si accorge di sognare e agisce consapevolmente all’interno dello stesso. Il percorso espositivo si articola in quarantotto scatti tra fiori, paesaggi naturali e figure femminili. Le immagini soffuse, sovraesposte alla luce e i toni pastello sottolineano la loro provenienza da luoghi onirici. Come sottolinea Roberto Borghi: “sono immagini scaturite da un intento lucido, cioè selezionate e proposte secondo un criterio ben rintracciabile, quelle che vediamo scorrere in mostra: scatti effettuati secondo una logica duale, che vede alternarsi la natura e la figura umana, in un avvicendamento che tende alla massima fluidità.”
Livio Moiana aggiunge: “Il mio consiglio a chi guarda le sue opere è di andare immediatamente oltre il soggetto che cattura la nostra attenzione al primo impatto. Sullo sfondo, a volte celato e in modo discreto c’è l’essenza della sua foto. Non sarà mai davanti a noi come un cartello. Le sue foto richiedono la nostra partecipazione coi sensi.”
Le ultime immagini del percorso espositivo introducono lo spettatore alla rappresentazione teatrale, ideata da Nello Taietti, interpretata dall’attore Daniele Crasti e accompagnata dalle note al pianoforte di Luca Arnaldo Maria Colombo. Nello spettacolo viene liberamente reinterpretata la nota opera lirica Madama Butterfly; tale rappresentazione nasce da un sogno dell’autore e si trasforma in una narrazione poetica per immagini, che racconta in chiave moderna il dramma pucciniano. Nella sua dimensione onirica, Nello Taietti prova un amore non corrisposto per Cio-Cio-San, un’icona di amore e di bellezza ed un personaggio caro all’autore fin dal 2002, quando mise in scena l’Opera al Teatro Piccolo di Milano.

Livio Moiana parla dell’autoreDescrivere Nello Taietti come artista e come uomo è un’impresa ardua come lo sarebbe cercare di spiegare in poche parole, a chi è appena arrivato sulla terra, il significato della parola “emozioni”. È un insieme di dimensioni che si incrociano sulla stessa via. Si toccano, si sorridono, si scontrano, desiderano conoscersi e crescere, urlano o si abbracciano, si ignorano, camminano insieme e a volte vogliono attimi di solitudine. La presenza elegante di Taietti, raffinata vissuta senza mai una parola fuori posto è in realtà un insieme di sensibilità ed esternazioni delle stesse che travolge positivamente chi lo conosce. Talvolta anche con una forza dirompente che ha il pregio di fermarsi sempre ad un passo dall’eccedere. Nello sa osare senza infastidire l’animo altrui. È bellissimo e coinvolgente ritrovarsi ad ascoltarlo raccontare i suoi vissuti, i suoi spicchi di quotidianità o di vita. Lo è trovarsi di fronte alle sue opere che si presentano in punta di piedi per poi attirare con forza dentro di sé lo spettatore travolgendolo con un turbinio di segnali a cui è difficile resistere. Ed in fondo nemmeno lo si desidera. Abbandonarsi a ciò che le copertine delle sue foto ci svelano come libri da scoprire, pagina dopo pagina, in cui finale non è mai quello più scontato è una meraviglia da vivere in un silenzio contemplativo. Il desiderio è di non essere disturbati quando ci si trova di fronte ad una sua opera. Il crescendo di emozioni non arriva tutto e subito. È per chi riesce ad entrare in sintonia con l’essenza che la foto racchiude in sé. Il mondo di Nello è per chi sa osservare, per chi non ha la necessità di trascorrere tutto il tempo parlando ma si gusta i suoni che non si odono con l’udito o i profumi che non necessitano dell’olfatto. Il mio consiglio a chi guarda le sue opere è di andare immediatamente oltre il soggetto che cattura la nostra attenzione al primo impatto. Sullo sfondo, a volte celato e in modo discreto c’è l’essenza della sua foto. Non sarà mai davanti a noi come un cartello. Le sue foto richiedono la nostra partecipazione coi sensi. Nelle sue foto non c’è nulla di scontato. La prima interpretazione, se fatta di corsa, spesso è sbagliata. La fretta non vive dove si possono non usare le parole.

Quando: Da mercoledì 18 a sabato 28 Settembre 2019 
Dove: Presso Fondazione Luciana Matalon – Foro Buonaparte 67, Milano
Informazioni: Sito Web Fondazione

Rispondi