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Shadows and Mirrors – La mostra di Vivian Maier

Una caratteristica costante di Vivian Maier, destinata a diventare una sorta di firma nei suoi autoritratti fu la sua ombra. L’ombra, quella silhouette la cui caratteristica distintiva è l’attaccamento al corpo. Quel duplicato del corpo in negativo, ritagliato dalla realtà, ha l’abilità di rendere presente ciò che è assente. Sebbene l’ombra attesti l’esistenza di ciò a cui si riferisce, essa allo stesso tempo cancella la sua presenza. All’interno di questo dualismo, Vivian Maier si destreggiava con una versione di sé sul confine tra la sparizione e l’apparizione del suo doppio.


Secondo Plinio il Vecchio, la pittura ebbe origine quando una fanciulla dipinse la silhouette del suo amato su una parete. Il grande scrittore romano descrisse l’episodio leggendario nella Naturalis Historia. Secondo il mito, la giovane figlia di un vasaio tratteggiò con una linea l’ombra del volto del suo innamorato proiettata sul muro dal lume di una lanterna. Su quelle linee il padre impresse l’argilla riproducendone il volto e dando vita al primo ritratto nella storia dell’arte. Vivian Maier adottò questa tecnica utilizzando la proiezione della propria silhouette. Si tratta probabilmente della più sintomatica e riconoscibile tra tutte le tipologie di ricerca formale da lei utilizzate. L’ombra è la forma più vicina alla realtà, è una copia simultanea. È il primo livello di una autorappresentazione, dal momento che impone una presenza senza rivelare nulla di ciò che rappresenta.

Self-portrait, Chicago, 27 luglio 1971 ©Estate of Vivian Maier, Courtesy of Maloof Collection and Howard Greenberg Gallery

Molti scatti di Vivian Maier sono ravvicinati. Tale prossimità le consentiva una rappresentazione molto intima dei suoi soggetti. Si palesa così una componente essenziale del suo atteggiamento: la faccia tosta, attitudine che le dava la possibilità di fotografare le sue figure spesso in situazioni private. Uomini e donne addormentati sulle panchine, persone rilassate su manti erbosi, semplici passanti più o meno famosi, sono alcuni esempi di soggetti amati da Vivian Maier. Questa passione non fa che avvicinare il suo stile a quello dei grandi fotografi francesi della strada. Vivian non soltanto coglieva l’attimo in composizioni divertenti, ma si muoveva ai margini della composizione, passando spesso inosservata. L’ombra dell’artista, nella parte bassa della composizione, è il segno della sua intrusione nella privacy del soggetto. La chiara immagine della fotografa che si intromette ed instaura un rapporto con la donna stesa a prendere il sole (probabilmente del tutto inconsapevole di essere vista).

Self-portrait, New York, 1953 ©Estate of Vivian Maier, Courtesy of Maloof Collection and Howard Greenberg Gallery, NY

La mostra “Vivian Maier. Shadows and Mirrors”, composta da 93 autoritratti, racconta la grande fotografa e la sua ricerca incessante di trovare un senso e una definizione del proprio essere. L’esposizione è in programma presso Palazzo Sarcinelli a Coneglianofino al 11 giugno 2023. La mostra, a cura di Anne Morin in collaborazione con Tessa Demichel e Daniel Buso, è organizzata da ARTIKA, in sinergia con diChroma Photography e la Città di Conegliano.


“Vivian Maier. Shadows and Mirrors”Dal 23 marzo al 11 giugno 2023Palazzo Sarcinelli, Conegliano

Orari di apertura: Dal giovedì alla domenica e nei giorni festivi: 10 – 13 e 14 – 19 | Lunedì, martedì e mercoledì: chiuso | Aperture straordinarie: 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno (10 – 13 e 14 – 19) | (La biglietteria chiude 30 minuti prima)

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