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Panasonic Lumix GH6 – Non solo una questione di corpo

Qualche tempo fa ho provato la Panasonic Lumix GH5 e come sempre le aspettative non sono state deluse, vuoi per il marchio in se, vuoi per l’insieme composto da sensore, disposizione dei comandi, modalità di scatto e qualità complessiva dei risultati ottenuti nel mio test. A poca distanza da quel test, mi ritrovo con la GH6 in mano, fresca fresca di mercato e con importanti novità tecnologiche anche se già mature e ben collaudate. Ma è davvero tutta una questione di corpo macchina ? I più esperti sanno benissimo che è anche una questione di lente e allora in questo test ho voluto affiancare la Panasonic Lumix GH6 a 3 diverse lenti e le conclusioni saranno davvero sorprendenti.


Panasonic Lumix GH6

Panasonic Lumix GH6

Caratteristiche tecniche

Come nella migliore tradizione del marchio, anche questa GH6 ha un sensore micro 4/3 e in questo caso possiamo contare su 25,2 Mpx ed è di tipo Live MOS e non ha il filtro passa basso. Cattura immagini con diversi rapporti, in formato JPEG e RAW, nello spazio colore Adobe RGB e sRGB.Vero punto di forza di questo corpo macchina è la registrazione video. Con la nuova versione del firmware possiamo prelevare in uscita dalla porta HDMI, un segnale video RAW a 12bit fino a 5.7k e 59,94fps, oppure in C4K fino a 119,88fps fino ai formati anamorfici da 5.8k a 29,97fps 4.4k. In questo caso la registrazione Apple ProRes RAW è supportata su dispositivi quali Atomos Ninja V e Ninja V+. Con una scheda CFexpress Type B è possibile registrare internamente con video codec ProRes 422 HQ e ProRes 422, lo standard di settore professionale, che garantiscono elevata qualità delle immagini a una compressione ridotta. La GH6 è la prima fotocamera di casa Panasonic a offrire registrazione interna 4:2:2 10 bit C4K/4K 60p/50p, e assicura un tempo di registrazione illimitato. Altra grande caratteristica è rappresentato dallo stabilizzatore d’immagine Dual I.S. 2 che garantisce un guadagno fino a 7,5 stop in combinazione con lo stabilizzatore della lente. Il mirino LVF da 3.68Mpx è di generose dimensioni, specie nell’appoggio per l’occhio e ha una definizione incredibile, mentre sul dorso c’è il classico display LCD TFT touch, orientabile e ribaltabile e con una risoluzione pari a 1.68Mpx. Numerose sono le regolazioni per il controllo della messa a fuoco e dell’esposizione, ma per questo vi rimando alla pagina dedicata di prodotto. Le modalità di gestione del profilo colore, sia per gli scatti fotografici che per le riprese video non mancano e accontentano tutti i gusti e tutte le esigenze, specie se il file dovrà essere trattato in post produzione: Standard / Vivid / Natural / L. Classic Neo / Flat / Landscape / Portrait / Monochrome / L. Monochrome / L. Monochrome D / L. Monochrome S / Cinelike D2 / Cinelike V2 / Like709 / V-Log / Hybrid Log Gamma oltre a 10 differenti profili configurabili individualmente. A riprova che lei, la GH6, è una fotocamera orientata ai video, ci vengono in aiuto impostazioni quali: Regolazione master del nero, Regolazioni dei livelli di luminosità sui singoli canali sia a 8bit che a 10bit, visualizzazione della forma d’onda o del Vettorscopio, supporto alla visualizzazione delle LUT e HLG, gestione della visualizzazione anamorfica 4:3 e decine di altre impostazioni.

Il corpo macchina

Diamo un occhiata più da vicino al corpo macchina e alle sue caratteristiche principali perchè una fra tutte, e non voglio tediarvi ulteriormente, spicca: il sistema di ventilazione e raffreddamento del sensore – assolutamente necessario, ben progettato e funzionale, specie quando lavoriamo con lunghe sessioni di riprese video

Panasonic Lumix GH6

Sporge sul retro del corpo macchina, e si pone tra il dorso e lo schermo posteriore. Si vedono le alette laterali per il deflusso dell’aria. Il form factor rispecchia quello di casa Panasonic, così come al disposizione di ghiere e pulsanti. Le proporzioni del corpo macchina, se utilizzata senza un cage o altri supporti particolari, consentono l’uso agevole anche per mani con particolarmente grandi.

Panasonic Lumix GH6

Ghiere di controllo e pulsanti non mancano, così come non mancano le possibilità di personalizzare il funzionamento dei pulsanti e rendere altamente personalizzato il corpo macchina in base all’uso che ne facciamo.

Panasonic Lumix GH6

Classica posizione, sul fianco destro, degli slot per le schede di memoria. 2 in totale: uno per schede CFexpress e uno per le classiche SD.

Panasonic Lumix GH6

Ecco che in questa immagine, quella qua sopra, si nota bene la dimensione del mirino elettronico e dell’appoggio occhio. Dimensioni generose per lavorare in tutta comodità anche senza utilizzare il monitor posteriore o un monitor vero e proprio esterno.

Panasonic Lumix GH6

Sul lato opposto allo sportello per le schede di memoria, troviamo tutte le connessioni esterne: Microfono, Cuffie, USB e HDMI. Molto intelligente la scelta di posizionare l’ingresso microfono nella parte superiore, ovvero al di fuori dello spazio di rotazione del monitor posteriore: rivolto a favore di ripresa possiamo utilizzare la fotocamera, collegata ad un microfono esterno, senza l’aiuto di un operatore di ripresa. Per chi ama i vlog è l’ideale.

Panasonic Lumix GH6

Uno sguardo dall’alto ci fa vedere come le ghiere e i pulsanti non manchino neppure qui. Molto comodi i 3 pulsanti in alto a destra che ci permettono di regolare alcuni parametri fondamentali dello scatto. I tasti per la registrazione video, uno qui nella parte superiore e uno nella parte anteriore del corpo, sono ben distinguibili e ben accessibili.


Introdotto il corpo macchina, se sei ancora qui a leggere il mio articolo, è perchè ti interessa capire cosa ci ho fatto e come l’ho usata. In apertura accennavo al fatto che un corpo macchina di questo livello, siamo nella zona medio-alto alto (si è voluta la ripetizione), possiamo usarlo con qualsiasi tipo di lente ? E’ sempre vero che l’elettronica di bordo ci aiuta a portare a casa foto perfette ? La risposta potrebbe essere ovvia e scontata, ma tempo al tempo e iniziamo a parlare di questo test, diverso dal solito.


E le ottiche ?

Anche se ho appena decantato la Panasonic Lumix GH6 come fotocamera regina delle riprese video, in questo test mi sono concentrato principalmente sugli scatti fotografici, perchè lascio a blogger ben più esperti di me, giudicare e provare gli aspetti video. In particolare volevo capire se e come una lente possa fare la differenza o se e come il processore d’immagine possa aiutare il fotografo. Per questo scopo ho selezionato 3 lenti, diverse per tipologia e qualità complessiva: Leica DG Nocticron 42,5mm f/1.2, Panasonic Leica DG Vario-Elmarit 12-60mm f/2.8-4 e Panasonic Lumix G Vario 35-100mm f/4-5.6

Panasonic Lumix GH6

Una lente prime, fissa quindi e due zoom con lunghezza focale differenti e caratteristiche tecnico-fisiche-costruttive molto diverse tra loro. Da che conosco il mondo Panasonic la mia preferita in assoluta è proprio il 12-60mm per la polivalenza nella maggior parte delle situazioni e per la qualità d’immagine.

Leica DG Nocticron 42.5mm f/1.2

Capisci che è una lente premium dal peso! Certo non è la prima e unica caratteristica che guardiamo, ma avendo queste tre lenti sul tavolo, è la prima cosa che noto. Complice anche il paraluce che è costruito interamente in metallo. Nel sistema lenti micro 4/3, questa lente è l’equivalente nel formato 35mm, di un 85mm. Lunghezza per antonomasia destinata alla ritrattistica e con l’apertura a f/1.2 creare bokeh è un gioco da ragazzi. 76,8mm di lunghezza per 74mm di diametro (filtri da 67mm) e un peso netto di 425 grammi escluso paraluce e tappi. Misure che permettono di contenere 14 elementi in 11 gruppi con 2 lenti asferiche, 1 lente ED e 1 lente UHR. La superficie delle lenti è di tipo Nano Surface Coating. E’ dotata di stabilizzatore ottico d’immagine e l’apertura minima è f/16. Apertura controllata da un sistema a 9 lamelle. La distanza minima di messa a fuoco è di 0,5mt e l’angolo di campo diagonale è di 29°. Le specifiche complete potete leggerle sulla pagina ufficiale di prodotto.

Devo ammettere che centrare il fuoco e trovare la giusta apertura per lo scatto fotografico è un operazione davvero facile e la GH6 in questo aiuta con una messa a fuoco molto veloce, precisa e stabile nell’inseguimento del soggetto quando la messa a fuoco è continua.

Nella galleria fotografica qui sopra il fuoco si muove dal fiore in primo piano fino alla montagna sullo sfondo. Tutti gli scatti sono a f/1.2 e si notano due cose immediatamente: il dettaglio della zona a fuoco e la morbidezza dello sfocato. Sia quando la zona di fuoco è in primo piano, come nel caso del fiore centrale (sono a 1 mt di distanza dal soggetto), sia quando la zona di fuoco è sullo sfondo (in linea d’aria ci sono 2 km circa). E’ decisamente una lente premium per quello che restituisce già a livello di file JPG e in questo ci aiuta la Panasonic Lumix GH6 che produce file eccellenti, anche senza andare a scomodare i file RAW – e questo vale in molte situazioni, ma dipende ovviamente, dall’uso che dobbiamo fare del nostro scatto. Due immagini da vedere a schermo intero:

Spostiamo ora l’attenzione sulla montagna dello sfondo per vedere se, con un soggetto molto distante, ad apertura estrema, le cose cambiano:

Il livello di dettaglio è impeccabile, ovunque spazi il nostro sguardo e la resa cromatica è semplicemente perfetta. Parliamo sempre di file JPG, non post prodotti, a parte la dimensione dell’immagine che deve essere per forza ridotta per esigenze editoriali. L’accentuazione dei colori è chiaramente merito del profilo colore impostato per lo scatto. Vedremo poi anche un paio di sequenze video – perchè non ho saputo resistere alla tentazione di girare alcune scene – e tutta la qualità fotografica viene riportata anche nel mondo video.

Chi può usare questa lente ?

E’ una lente progettata per la ritrattistica ambientata o in studio, ma si adatta decisamente bene anche in natura. Meno forse in città, dove il genere street richiede qualcosa di più corto, dal punto di vista della focale ovviamente. L’ampia apertura a f/1.2 e la distanza minima di messa a fuoco permettono di ottenere uno sfocato particolarmente morbido e stacca il soggetto dal resto della scena pur mantenendo un elevatissimo livello di dettaglio. Si può pensare anche all’utilizzo in still life, con i dovuti accorgimenti tecnici ovviamente, e in questo solo per sfruttare l’elevata struttura del dettaglio.

Panasonic Leica DG Vario-Elmarit 12-60mm f/2.8-4

L’ho già provato diverse volte e resta in assoluto una delle migliori lenti polivalenti nel catalogo Panasonic. E’ l’equivalente di un 24-120mm nello standard 35mm. Lungo 8,6cm (paraluce escluso), diametro del barilotto pari a 6,84cm e con 320 gr di peso complessivo, al netto di paraluce e tappi, è un eccellente ottica da portare nello zaino considerato il rapporto dimensione – peso. All’interno troviamo 14 elementi in 12 gruppi con 4 lenti asferiche e 2 lenti ED. Il diaframma è ad apertura circolare ed è costituito da 9 lamelle. Il rivestimento della superficie delle lenti è di tipo Nano Surface Coating. L’apertura minima è f/22 e la distanza minima di messa a fuoco è fissata a 20cm quando scattiamo a 12mm e 24cm quando scattiamo a 60mm. E’ dotato di stabilizzatore ottico d’immagine e su questa pagina potete leggere tutte le caratteristiche tecniche.

Abbinato al corpo di Panasonic Lumix GH6 risulta essere la miglior scelta possibile, sempre nell’ottica di avere un eccellente corpo macchina con un eccellente lente polivalente. Peso e ingombri sono abbastanza buoni.

Il corpo macchina permette di scegliere in camera diversi filtri fotografici e uno che mi fa letteralmente impazzire è L. Monochrome D. Restituisce il bianco e nero più puro che abbia mai visto e, sempre per evitare la post produzione, prendo il file JPG ed è pronto alla pubblicazione. Dimostrazione di questa cosa è chiaramente la galleria fotografica qui sopra. Sempre in galleria ci sono gli scatti a tutte le focali marcate sulla ghiera di selezione dello zoom. Soddisfa ampiamente le esigenze di qualsiasi fotografo proprio per l’escursione focale e l’ampia apertura. Lo stabilizzatore ottico integrato nella lente lavora perfettamente con lo stabilizzatore del corpo macchina e questo ci aiuterà in moltissime situazione permettendoci di guadagnare qualche stop.

Al variare delle impostazioni di filtro fotografico, il risultato qualitativo non cambia, segno che il processore d’immagine lavora egregiamente senza interferire sulla qualità complessivo, motivo per cui non ho avuto bisogno di fare post produzione sugli scatti. Non avrei comunque fatto post produzione perchè in ogni caso penso sia giusto mostrare come effettivamente lavora un corpo macchina con la lente abbinata in quel momento.

Chi può usare questa lente ?

L’estrema polivalenza di questa lente, lo sottolineo ancora, la rende una lente must have nel corredo fotografico micro 4/3. Ci sarà possibile scattare paesaggi incredibili alle focali più corti e di spingerci fin verso la ritrattistica con la focale più lunga: da 50 a 60mm. La distorsione è quasi inesistente così come le aberrazioni cromatiche. Certo è che la qualità si paga: € 999,99 sull’eCommerce ufficiale di Panasonic e € 903,20 sul sito di OlloStore.it – Euro più, euro meno siamo li, ma il concetto è che valgono tutti dal primo all’ultimo. Il paraluce è sempre incluso.

Panasonic Lumix G Vario 35-100mm f/4-5.6

Il vero scopo di tutto questo scrivere arriva proprio ora, chiudendo il cerchio con questa lente, sicuramente ancora più polivalente della precedente perchè qui al confronto con il sistema 35mm, l’equivalente escursione focale è quella di un 70-200mm ma con un apertura minima pari a f/4 – quando scattiamo a 355mm e f/5.6 quando scattiamo a 100mm. Lungo appena 5cm per un diametro complessivo di 5,55cm e un peso netto di 135gr – paraluce e tappi esclusi. E’ il campione di compattezza e peso, tanto che lo si potrebbe portare in una tasca dei jeans. E’ formato da 12 elementi in 11 gruppi con 1 lente asferica e 2 lenti ED. Le lenti non hanno il rivestimento Nano Surface Coating ma è dotato comunque di stabilizzatore ottico. Il diaframma è ad apertura circolare e può contare su 7 lamelle. La distanza minima di messa a fuoco è fissata a 90cm mentre l’ingrandimento massimo va da x0,11 fino a x0,22. Tutte le specifiche tecniche potete leggerle sulla pagina dedicata del prodotto.

Vediamo la solita carrellata di immagini scattate dal balcone di casa mia e chiaramente qui notiamo che l’apertura varia in base alla distanza focale impostata. Il contrato è abbastanza accentuato ma la corposità dei colori è mantenuta fedele grazie al supporto della GH6 e in questo caso non c’è alcun filtro o impostazione particolare di scatto. Complessivamente il livello di dettaglio è buono ma vedremo tra poco come cambia se lo confrontiamo proprio con il 12-60mm di cui vi ho appena parlato.

Proprio per introdurre meglio l’argomento sul dettaglio, vediamo qualche esempio pratico, utilizzando le foto della galleria e croppandole al 100% a diversa apertura.

Prendiamo lo scatto fatto a 100mm e di questo prendiamo una porzione pari a 1/4 del frame, giusto per dire che: fatta una foto posso ritagliarla per eliminare cose indesiderate dalla scena e tenere buono il vero soggetto. Fin qui direi tutto bene. Nell’immagine qui sopra manca l’apertura: f/5.6 cioè il massimo che posso ottenere a 100mm. Complessivamente è accettabile e il livello sale a “molto accettabile” se pensiamo al costo di questa lente e ai discreti elementi di costruzione.

Se saliamo con l’apertura a f/8 direi che le cose vanno decisamente meglio. IL contrasto e la luce sono molto migliori – rispetto alla foto precedente – e ne guadagna anche il livello di dettaglio. Foto scattate a 100 ISO in pieno giorno, ma ricordatevi che con lo stabilizzatore ottico possiamo spingerci a valori di ISO più alti e tempi di scatto più lenti pur restando fermi su questo valore di apertura.

Spingiamoci all’estremo superiore, cioè f/22. Penso che nessun fotografo con una buona preparazione tecnica possa anche solo sognarsi di scattare con questo valore di apertura, ma supponiamo che qualcuno pensa di farlo perchè “c’è troppa luce” oppure perchè “voglio tutto a fuoco” – vi rimando ai corsi di fotografia di Luca de Gennaro per capire certe cose – qui potete capire perchè è meglio lasciar perdere. La qualità decade pesantemente e i dettagli inziano a impastarsi tra loro facendo perdere molto agli alberi o alle case stesse.

Chi può usare questa lente ?

E’ una lente decisamente tutto fare che si presta ad esser presente nel corredo fotografico di tutti i giorni per via delle dimensioni, del peso e dell’escursione focale. Indubbiamente non possiamo pretendere di avere prestazioni paragonabili al Leica DG Nocticron 42.5mm f/1.2 in fatto di effetto bokeh e non si può pretendere neppure il dettaglio di Panasonic Leica DG Vario-Elmarit 12-60mm f/2.8-4. La tecnologia costruttiva – ovvero la scheda tecnica – e le foto presenti in questo articolo lo dimostrano con chiarezza e non deve neppure stupire. Dal punto di vista di budget economico, vince a mani bassi e questo è un punto di forza. Intendiamoci: non è una lente da buttare via o da non considerarsi per l’acquisto del corredo micro 4/3 – per le conclusioni c’è l’ultima parte dell’articolo. A dimostrazione però di quanta differenza c’è tra questo obiettivo e il fratello maggiore Leica DG Vario-Elmarit, vi propongo due foto:

Stessa scena, stesse impostazioni, stessa focale ma obiettivi diversi. Basta dare uno sguardo veloce al dettaglio sulle chiome degli alberi per capire la differenza. Le foto che ho caricato qui, sono sempre JPG “appena sfornati” dalla macchina così da non fare differenze di elaborazione in post con i file RAW.

In conclusione

Per chiudere un po’ il giro del test fotografico con Panasonic Lumix GH6 e queste ottiche posso sottolineare e confermare quello che ai più può sembrare ovvio e scontato: inutile avere un corpo macchina di fascia alta se poi lo uso con una lente di fascia bassa. Questo però non vuole dire necessariamente orientarsi verso un kit fotografico da diverse migliaia di euro. Avere in mano un corpo macchina come la GH6 è sicuramente un ottima cosa: performance fotografiche d’alto livello con molteplici possibilità di lavoro e combinazioni di scatto – parlando genericamente dei filtri che si possono applicare direttamente in macchina, delle 4 posizioni custom per le impostazioni preferite, del processore d’immagine che consente di lavorare in ottime condizioni anche a ISO elevati e per finire – parlando dello stabilizzatore d’immagine che funziona egregiamente. Le caratteristiche tecniche parlano da sole, ma – e c’è sempre un “ma” – se affianchiamo la GH6 a ottiche premium sarà come avere una Ferrari spinta da un motore Ferrari, diversamente dovremmo accontentarci di una Ferrari con un motore “generico da utilitaria”.


Tutto ciò parlando della sfera fotografica di questa GH6, ma ovviamente c’è anche la sfera video che pesa altrettanto e ve ne parlerò molto presto.

Come mi oriento per l’acquisto della GH6

Indubbiamente la GH6 non è il primo corpo macchina che acquista un neofito di fotografia e tantomeno un neofita del mondo videomaker. E’ un corpo macchina che si rivolge a una persona esigente, che ha già utilizzato una mirrorless o un altra macchina fotografica reflex digitale e che ama “smanettare” le decine di impostazioni dell’eccellente menu per ottenere il setup perfetto – in base all’esigenza e all’utilizzo. Possiamo iniziare con il corpo macchina e con il 35-100mm e contenere il costo. Il risultato lo portiamo a casa senza problemi ma sappiamo sin da subito che non potremmo aspettarci di stampare gigantografie ed esporre al pubblico. Imparando ad usare la Panasonic GH6 e soprattutto imparando a sfruttare il suo potenziale, possiamo orientarci verso un ottica più performante e tenere il 35-100mm in borsa per quelle giornate dove “ok scattare qualche foto, ma non sono uscito per quello”. Nella peggiore delle ipotesi: si può rivendere il 35-100mm o addirittura pensare di acquistarlo usato. Un altro vantaggio di questi prodotti è che tengono molto bene il valore commerciale.

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